Che cos'è la tiroide e a cosa serve

Intervista al prof. Vincenzo Toscano
a cura di E. Alessandrucci - UOS Comunicazione, Marketing e URP

Recenti statistiche hanno evidenziato l’elevata incidenza della patologia tiroidea nella popolazione, sottolineando il forte impatto che questa ha sul Sistema Sanitario Nazionale per l’alto numero di prestazioni richieste. Da qui il crescente interesse  per l’importante ruolo svolto dalla tiroide, una delle più rilevanti ghiandole endocrine (produttrici di ormoni) le cui caratteristiche e funzioni, se pur ben conosciute, richiedono per la loro gestione molta attenzione e competenza da parte degli specialisti.

Questa piccola ghiandola a forma di farfalla dal peso di circa venti grammi posta immediatamente sotto il pomo di Adamo,  svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle cellule e dei vari tessuti dell’organismo con una forte influenza sulle molteplici funzioni corporee (peso corporeo, colesterolo, battito cardiaco, vista, massa muscolare, ciclo mestruale, stato mentale, cute e capelli).

Una funzione importante è svolta anche dal sistema nervoso centrale, tramite l’ipotalamo e l’ipofisi (produttore dell’ormone TRH o tireotropina) che regolano e controllano il trofismo della ghiandola e la produzione necessaria all’organismo dei due ormoni tiroidei: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Gli ormoni tiroidei hanno due effetti principali, quello di aumentare il metabolismo basale, cioè la quantità di energia impiegata in un individuo in condizioni di riposo; e quello di aumentare la velocità di utilizzazione delle sostanze energetiche utili ad esempio nella stimolazione della crescita del bambino.

Una tiroide ammalata, per eccesso o difetto della produzione ormonale, può subire delle modifiche nella forma, nel  volume e nel peso, dando luogo ad asintomatici noduli unici o multipli, conosciuti come gozzo semplice o multinodulare, individuabili con la palpazione del collo solo per una bassa percentuale, in base al loro volume ed alla loro posizione. I noduli tiroidei la cui scoperta è spesso casuale, sono tra le patologie endocrine più frequenti nelle donne; il 10% della popolazione italiana ne soffre, nella maggior parte dei casi sono di natura benigna, ma possono essere curati anche  in quei rari casi la cui natura è di tipo canceroso.

Il gozzo che oggi in Italia colpisce circa sei milioni di persone è generalmente espressione di una alterata funzione tiroidea: - l’ipotiroidismo (minore produzione di ormoni) è riscontrabile specialmente nelle donne adulte - l’ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni) è più frequente tra le donne giovani in una fascia di età compresa tra i 20 ed i 40 anni. I disturbi tiroidei che sembra crescano progressivamente durante le varie fasce di età, raggiungono il picco tra i 50 ed 65 anni per poi iniziare a decrescere.

Alcune indagini statistiche hanno evidenziato che i tumori della tiroide rappresentano solo l’1% di tutte le malattie oncologiche, risultando più aggressivi negli uomini e più frequenti nelle donne a causa dei  continui cambiamenti ormonali presenti nelle diverse fasi della vita, raggiungendo l’apice della crescita nel periodo della gravidanza. Le cause che portano a questo tipo di tumore possono dipendere dall’ereditarietà,  dall’alimentazione povera di iodio o dall’esposizione a dosi elevate di radiazioni al collo durante l’infanzia/adolescenza.

In ogni caso, in presenza di noduli è sempre consigliabile rivolgersi a Centri specializzati nella diagnosi e cura dei noduli tiroidei, che possano procedere ad un accurato inquadramento della patologia ed accertare i fattori di rischio, valutando eventuali sospetti di malignità (dimensioni del nodulo - irregolarità dei margini - presenza di microcalcificazione) e consigliare sul migliore approccio terapeutico.

In occasione della prima visita, il medico potrebbe richiedere degli accertamenti, prescrivendo alcuni esami del sangue  e successivamente in base alla diagnosi, prescrivere ulteriori approfondimenti, con esami strumentali quali: l’ecografia: che evidenzia lesioni nodulari non rilevabili dalla palpazione; la scintigrafia che viene richiesta solo in casi di nodulo iperfunzionante; l’agoaspirato rappresenta il metodo  considerato più affidabile per conoscere la natura del nodulo tiroideo; la TAC e RMN il cui utilizzo è limitato solo in casi di presunta compressione tracheale. Il trattamento di un nodulo viene definito in base alla natura ed alle dimensioni, ma in presenza di un tumore gli specialisti consigliano l’asportazione con un intervento chirurgico.

Risulta quindi fondamentale  promuovere la conoscenza delle patologie tiroidee al fine di favorire una diagnosi precoce ed una cura adeguata ai pazienti che ne sono colpiti.

L’informazione e la conoscenza sono uno degli obiettivi dell’Associazione Regione Lazio  degli Ammalati di Tumore della Tiroide ed Associati, (ATTA-Lazio) la cui sede è presente anche presso la UOC di Endocrinologia dell'A.O. Sant'Andrea. (per maggiori informazioni consultare il sito )

                                                                               A cura di
                                                                    Emanuela Alessandrucci
                                                             U.O. Comunicazione, Marketing e URP


RISPONDE
Prof. Vincenzo Toscano
Responsabile dell’U.O.C. Endocrinologia dell’Ospedale Sant’Andrea


D.  Cos’è la tiroide e come si diagnosticano le sue patologie?
R.  La tiroide è un organo piccolo, ma è molto importante perché regola i processi metabolici ed il consumo di energia dell’intero organismo attraverso la produzione di due ormoni: la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Per la sintesi di questi ormoni è indispensabile lo iodio ed è questo il motivo per cui un insufficiente apporto alimentare di iodio può essere seguito (soprattutto durante la gravidanza e l’infanzia) da conseguenze sfavorevoli sullo sviluppo. La T4 e la T3 circolano nel sangue legati a proteine di trasporto e solo la piccola parte di esse che rimane libera (definite FT3 e FT4) è in grado di svolgere la propria attività ormonale. Il TSH, un ulteriore tipo di ormone secreto dalla ipofisi (una piccola ma importante ghiandola posta alla base del cranio) stimola la funzione della tiroide e l’accrescimento della tiroide.  Quando la tiroide funziona meno del necessario (“ipotiroidismo”) il TSH è elevato, mentre quando la funzione tiroidea è eccessiva (“ipertiroidismo”) i livelli del TSH si abbassano fino a divenire indosabili. Pertanto, l’eccesso di ormoni tiroidei è caratterizzato negli esami di laboratorio da livelli di TSH inferiori alla norma e da FT4 e FT3 elevati, mentre la carenza di ormoni tiroidei viene dimostrata dalla presenza di alti valori di TSH unita a bassi livelli di FT3 e FT4.


D. Quali sono i disturbi tiroidei più diffusi e quali sintomi danno e quali sono i fattori responsabili della patologia tiroidea ?
R. La tiroide può funzionare meno del necessario a causa di processi infiammatori cronici (“Tiroidite cronica autoimmune o di Hashimoto”), di precedenti trattamenti chirurgici o medico-nucleari, o di errori congeniti della sintesi degli ormoni tiroidei. Poiché la tiroidite cronica autoimmune, la causa più frequente di IPOTIROIDISMO spontaneo, decorre lentamente e in modo inapparente, i sintomi dell’ipotiroidismo si instaurano in genere in modo insidioso nel corso di alcuni anni. Il quadro è caratterizzato da facile stancabilità e scarsa iniziativa, intolleranza al freddo, ridotta capacità di concentrazione, torpore, incremento di peso e senso di gomfiore. La diagnosi è posta facilmente sulla base del reperto di elevati valori di TSH e la terapia è facilmente condotta con l’assunzione una volta al giorno di T4 per bocca. Nel corso di alcuni mesi i sintomi scompaiono e l’ipotiroidismo viene risolto dal trattamento senza conseguenze sfavorevoli sullo stato di salute generale né sulla possibilità di future gravidanze. Dopo aver completato gli accertamenti con l’esecuzione delle indagini necessarie a stabilire la causa dell’ipotiroidismo, il controllo nel tempo è estremamente semplice ed è basato sul periodico controllo degli ormoni tiroidei e dell’ecografia.

La TIROIDITE è una infiammazione della tiroide, frequentemente dovuta a un processo autoimmune (“Tiroidite cronica autoimmune”), ed è relativamente frequente nel nostro paese. La maggior parte delle tiroiditi decorre senza sintomi per molti anni ed il loro unico rischio è un graduale indebolimento della funzione tiroidea e la comparsa nel corso del tempo di ipotiroidismo. In genere è quindi sufficiente il controllo periodico del TSH e l’inizio di una terapia sostitutiva con T4 quando il suo innalzamento dovesse testimoniare l’insorgere di una carenza di ormone tiroideo. Soltanto in una minoranza dei casi, da infezione virale (“Tiroidite Subacuta”) o da rapida distruzione su base autoimmune, l’infiammazione della tiroide è causa di dolore del collo, difficoltà ad inghiottire, febbre, malessere, palpitazioni e tremori. Solo in queste forme è opportuno un trattamento di breve durata con anti-infiammatori o cortisonici, da ridurre in modo graduale ma nel tempo più breve possibile.

L’IPERTIROIDISMO è indotto da una produzione di ormone tiroideo superiore alle necessità dell’organismo. In questi casi, la tiroide produce una elevata quantità di ormoni che stimolano eccessivamente le funzioni dell’organismo sotto il proprio controllo. L’ipertiroidismo si associa a battito cardiaco accelerato, tremori delle mani, nervosismo ed insonnia, sensazione di caldo e sudorazione, tendenza al dimagrimento e sensazione di facile stancabilità. Tuttavia le forme più lievi, soprattutto negli anziani, possono presentare scarsi sintomi (a volte mal interpretati) e talora si rendono evidenti solo con disturbi del ritmo cardiaco e malessere generale. Le cause di ipertiroidismo sono di varia natura. Le più frequenti sono la presenza di anticorpi e cellule immunitarie che stimolano la tiroide a funzionare eccessivamente (“Morbo di Basedow”), la crescita di noduli iperfunzionanti all’interno della tiroide (“Gozzo tossico nodulare”) o la fuoriuscita massiccia ma temporanea di ormone tiroideo da parte di cellule tiroidee danneggiate per processi infiammatori (“Tiroidite subacuta”). I farmaci a nostra disposizione (metimazolo o, in caso di intolleranza, propiltiouracile) sono in grado di controllare efficacemente nel corso di alcune settimane l’ipertiroidismo. Sono in genere ben tollerati ma sono necessari controlli periodici dei globuli bianchi (che, anche se raramente, possono abbassarsi) e della funzionalità epatica.

In alcuni casi l’ipertiroidismo si risolve spontaneamente nel corso di mesi o anni, ma nella maggioranza dei casi è necessario far seguire alla terapia farmacologica un intervento terapeutico definitivo.

Il trattamento medico-nucleare (attuato somministrando per bocca una dose terapeutica di radioiodio) è efficace e privo di inconvenienti. In alcuni casi, tuttavia, è necessario l’intervento chirurgico a causa del notevole volume del gozzo iperfunzionante o della presenza di noduli coesistenti a rischio di malignità.
Prima di procedere a qualunque trattamento bisogna escludere che l’eccesso di ormoni tiroidei sia dovuto alla assunzione (talora inconsapevole) di preparati ormonali o contenenti iodio attraverso farmaci, creme per la pelle o alimenti che, anche se raramente, possono contenerli.

Il NODULO TIROIDEO è un ingrossamento ben circoscritto e delimitato di una parte (anche molto piccola) della tiroide. Noduli tiroidei apprezzabili con la semplice palpazione del collo sono presenti nel 5% circa della popolazione, ma noduli così piccoli da poter essere svelati solo dalla ecografia della tiroide interessano fino al 30-40% della popolazione adulta. E’ chiaro che un disturbo così diffuso è nella maggior parte dei casi del tutto benigno. Tuttavia, è importante selezionare i rari casi (5-7% del totale) che sono costituiti da tumori maligni, ai fini di porre in atto un trattamento precoce che è spesso completamente risolutivo della malattia.

La maggior parte dei noduli tiroidei non causa alcun disturbo e vengono riscontrati casualmente nel corso di una visita medica di controllo o di uno studio ecografico o radiologico effettuato per altri motivi. Anche se non sono presenti disturbi è sempre importante rivolgersi al proprio medico curante e, successivamente, se necessario, allo specialista. Infatti, una volta definita la natura benigna della lesione, sarà possibile gestirla con assoluta tranquillità e, talvolta, senza alcun bisogno di trattamento.
Ovviamente, se il nodulo dovesse ingrossarsi progressivamente o causare dei disturbi locali (difficoltà ad inghiottire, a respirare, a parlare) è necessario mettersi immediatamente in contatto con il medico di riferimento.
La visita, l’esame ecografico e il profilo ormonale consentono al medico di giudicare il rischio di malignità dei noduli. Tuttavia, per determinare in modo quasi certo (90-95%) se il nodulo è benigno è spesso necessario eseguire un agoaspirato tiroideo con ago sottile.

D. Una patologia della tiroide potrebbe essere un fattore di rischio per altre patologie?
R. Le alterazioni dell’umore sono spesso correlate con alterati valori degli ormoni tiroidei (depressione nell’ipotiroidismo, ansia e fobie nell’ipertiroidismo). L’ipertiroidismo nella persona più anziana può essere causa frequente di alterazioni del ritmo cardiaco, talvolta anche molto gravi con necessità di Ospedalizzazione.

L’ovulatorietà dei cicli mestruali e quindi la fertilità sono ampiamente condizionati dalla funzione tiroidea. Molte lesioni cutanee possono accompagnarsi a tiroiditi.

D’altra parte la tiroide interviene in tanti e tali meccanismi che quasi ogni organo è dipendente da un corretto suo funzionamento, per cui è ovvio che alterazioni della sua funzione compromettono in maniera rilevante l’efficienza dell’organismo nella sua totalità.

D. Cosa è consigliabile fare per prevenire e/o curare i disturbi della tiroide?
R. Delle cure ne abbiamo parlato sopra. Per la prevenzione, soprattutto del gozzo, è assolutamente fondamentale utilizzare il sale iodato.

D.  Ci sono soggetti più a rischio di altri?
R. Sicuramente il sesso femminile rispetto a quello maschile. Sicuramente chi vive in zone con acqua a scarso contenuto di iodio e per la patologia neoplastica chi è stato sottoposto ad irradiazione del collo per altre patologie.


                          I SEGNALI DI UN CATTIVO FUNZIONAMENTO DELLA TIROIDE

 

IPERTIROIDISMO IPOTIROIDISMO
- Dimagrimento ingiustificato
- Intolleranza al caldo e sudorazione
- Tachicardie
- Diarrea
- Nervosismo
- Debolezza muscolare
- Tremore alle mani
- Irregolarità del ciclo  mestruale
- Occhi sbarrati o sporgenti
- Ingrossamento del collo (gozzo)
-    Aumento di peso
-    Stanchezza
-    Maggiore sensibilità al freddo
-    Depressione
-    Sonnolenza diurna
-    Battito cardiaco rallentato
-    Difficoltà nella concentrazione
-    Perdita di memoria
-    Crampi muscolari
-    Stipsi
-    Voce roca
-    Gonfiore del viso
-    Infertilità
-    Irregolarità del ciclo  mestruale
-    Ingrossamento del collo (gozzo

   

Prof. Vincenzo Toscano
Responsabile dell’U.O.C. Endocrinologia dell’Ospedale Sant’Andrea

Orario ambulatorio:
lunedì - venerdì 8:30 – 17:30

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